martedì 26 giugno 2012

Mane e mane

Enzo Avitabile “Black Tarantella” C’è un’anima nera nel figlio di Napoli?
A giudicare dai trascorsi del sassofonista napoletano, si direbbe che la sua formazione, l’influenza, la sua impronta sia decisamente jazz, con incursioni nel soul blues e nel funk, già questo amore veniva fuori dal suo primo album del 1982 “Avitabile” e poi nei successivi “S.O.S. Brother” e “Salvamm ‘o munno” del 2004.
Poi la svolta che ha visto Enzo Avitabile impegnato nella ricerca di nuovi suoni  provenienti dalla tradizione partenopea da poter legare e fondere con la musica soul e blues di tradizione americana. In ordine di tempo esce in questi giorni "Black Tarantella", un disco che già dal titolo spiega tutto, si tratta di un lavoro che può avere una doppia accezione: può riferirsi  alla fusione del tipico sound meridionale con dei suoni più black  oppure al significato che può assumere nel dialetto napoletano quando si vuole parlare di quotidianità, di storie di vita vissute e si afferma “…stà situazione è proprio na tarantella” per il sempre più complicato panorama sociale che si presenta dinanzi ai nostri occhi, unito all’altro uso comune del linguaggio quale “…la vedo proprio black” indicando la complessità delle situazioni del quotidiano per la mancanza – seppur apparente – di prospettive positive e prolifere sul futuro. Non a caso, il lavoro cerca di trasportare l’ascoltatore al presente cercando di renderlo partecipe della vita quotidiana perchè “…’o bbene tuoje, è anche quello degli altri”. Questo è ciò che spiega Avitabile nella conferenza stampa di presentazione del disco. Ma veniamo all’ascolto di questo lavoro, non esagero a dire che nonostante sia cantato in dialetto abbia un respiro internazionale proprio per la continua ricerca musicale e per la capacità amalgamare mondi stilistici così diversi, non a caso chiama a raccolta tanti artisti a collaborare con lui, molti amici ma anche musicisti stranieri che Enzo stima molto. Il brano d’apertura del disco è in coppia con Pino Daniele suo amico di sempre, insieme partorirono le musiche per uno dei lavori più belli di Daniele, l’album “Terra Mia” del 1977 che molto rimanda alle sonorità presenti in questo nuovo lavoro di Enzo. Il brano " E ancora tiempo", è una magnifica fusione delle due voci  caratterizzato da  un arpeggio di chitarra e da un assolo di chitarra elettrica in cui  il tocco vellutato di Pino è inconfondibile. Un dialogo tra i due che avvolge l’ascoltatore trasportato da questa melodia dai suoni meridionali.
Altro ospite speciale è  Francesco Guccini che si è cimentato nello scrivere nel proprio dialetto modenese il brano  "Gerardo, nuvola 'e povere" ( Gerardo, nuvola di polvere ) un pezzo tutto mandolino, chitarra e batteria e con le voci parlate che raccontano la storia di un operaio che parte dal Sud verso Nord nell’intento di cercare lavoro;  bella la contrapposizione tra la voce meridionale di Avitabile e quella inconfondibile emiliana di Francesco Guccini.
Poi Enzo è volato a Londra per catturare  Bob Geldof  in  Suonn’ a Pastell’ una ballata che si apre con un assolo di sax dello stesso Avitabile, e la voce blues di Bob Geldof molto suggestiva e d’atmosfera che sarà probabilmente una hit.
Con Battiato invece duetta in No è No, un brano  pop-blues  dalle forti sonorità meridionali e caratterizzato dalla voce inconfondibile di Battiato.
Poi ancora con Raiz degli Almamegretta in Aizamm ‘na Mana un brano molto suggestivo  che sa di tarantella napoletana ma è rivolto a tutto il sud del mondo, un invito ad alzare una mano per poter cambiare le cose, a non mollare mai.  Un'altra collaborazione che mi preme evidenziare e quella con il gruppo rap napoletano dei Co’ Sang e i Bottari di Portico in “Mai cchiù” un bellissimo esperimento in cui il tempo e il ritmo viene dai Bottari di Portici  mentre la chitarra e voce rap sono di Enzo Avitabile. Insomma tredici brani, di cui undici inediti e due rivisitazioni: “Mane e Mane” con la partecipazione di Daby Tourè e “Soul Express” con la partecipazione di Toumani Diabatè e Mauro Pagani, brani storici del suo repertorio, molto sentiti per un personaggio che non ha mai smesso di mettere al centro dei suoi interessi l’arte e la musica e che non ha mai smesso di pensare che l’energia della musica abbia un valore sociale e politico importante perché oltre alla libertà spesso la musica aiuta a capire, a riflettere e quello che forse più importante in questo momento storico aiuta all’azione.